17/05/2012
Il Concilio Vaticano II e il rapporto Chiesa Mondo seguendo la bussola della Gaudium et spes" di Dionigi Tettamanzi
"Introduzione
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14/05/2012
Per il cardinale messo al bando è finita la quarantena
di Sandro Magister, WWW.CHIESA.ESPRESSONLINE.IT
Un convegno ha rotto il silenzio su Jean Daniélou, uno dei più grandi teologi del Novecento. Il giallo della sua morte. L'ostilità dei confratelli gesuiti. L'intervista che non gli perdonarono.
"Finestre aperte sul mistero": è questo il titolo del convegno con cui due giorni fa la Pontificia Università della Santa Croce ha rotto il silenzio su uno dei maggiori teologi del Novecento, il francese Jean Daniélou, gesuita, fatto cardinale da Paolo VI nel 1969. Un silenzio durato quasi quarant'anni e cominciato con la sua scomparsa nel 1974. In effetti, il ricordo di Daniélou si riduce oggi, per tanti, al mistero della sua morte per infarto, un pomeriggio di maggio, nella casa di una prostituta, al quarto piano di rue Dulong 56, a Parigi. Quando in realtà il vero mistero su cui Daniélou aprì a molti le finestre, nella sua attività di teologo e uomo spirituale, è quello del Dio trinitario. Una delle sue opere maggiori ebbe per titolo: "Saggio sul mistero della storia". Una storia non governata dal caso, né dalla necessità, ma riempita dalle "magnalia Dei", dalle grandiose meraviglie di Dio, una più stupefacente dell'altra. Oggi, pochi dei suoi libri sono ancora in commercio. Eppure sono tuttora di straordinaria ricchezza e freschezza. Semplici eppure profondissimi, come pochi teologi hanno saputo fare nell'ultimo secolo, oltre a lui e a quell'altro campione di chiarezza che ha nome Joseph Ratzinger.
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09/05/2012
Daniélou, la verità usurpata
Al numero 56 di rue Dulong, non c’è il citofono per suonare agli appartamenti. Allora, per entrare, aspetto che arrivi qualcuno. Davanti alla casa, c’è una chiesa luterana. Un po’ più avanti, massaggi tailandesi; a fianco una psicoterapeuta; sull’altro lato, una misteriosa società finanziaria. Una famiglia arriva, apre il portone, e mi respinge bruscamente quando chiedo di poter vedere l’ingresso. Dopo qualche tempo arriva una giovane donna, molto truccata. Ha paura di me, ma infine mi fa entrare: «Però non ti ho fatto entrare io», dice. Salgo quattro piani, 72 scalini ricoperti da un tappeto lurido, un buio e uno squallore che fanno impressione. Al quarto piano, sono davanti alla porta che fu della call-girl Mimì Santoni. Non busso. Qui, nel 1974, morì il cardinale Jean Daniélou, stroncato da un infarto. Daniélou è un protagonista dimenticato della stagione teologica del Vaticano II. Era uno dei principali motori della "nouvelle théologie", fra i fondatori di Sources Chrétiennes, redattore di riviste, autore di circa sessanta libri, e fra le voci più autorevoli al Concilio. Ma in seguito alla sua morte, raccontata in modo scandalistico sulla stampa parigina, su di lui è calato il silenzio. Oggi i suoi libri sono quasi tutti fuori commercio.
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08/05/2012
Non è teologia se non ci libera
di Roberta De Monticelli in “Il Sole 24 Ore” del 22 aprile 2012
Tanti sono i sapienti che hanno commentato la pagina forse più famosa di Dostoevskij, La leggenda del Grande Inquisitore. Eppure poche sono le spiegazioni convincenti del bacio con il quale il Cristo della Leggenda – tornato in terra al tempo dell'Inquisizione, e subito gettato in carcere – risponde al lungo monologo del vecchio Inquisitore: che pure rivendica per la sua Chiesa il pietoso nichilismo con cui questa ha spento la «libera decisione del cuore», alla quale il Cristo affidava il Regno di Dio. E l'ha sostituita con l'obbedienza degli uomini-bambini al potere spirituale-temporale dell'istituzione. L'Inquisitore ha raccontato in ogni dettaglio il baratto ispirato dal demonio: libertà contro "felicità", obbedienza (e licenza di peccato, e perdono) in cambio del sollievo di non dover dubitare, e cercare, e scegliere, e portare responsabilità delle proprie scelte. Ha ricordato "il segreto del mondo", la sapienza del tentatore, che è sapienza politica e riguarda il meccanismo dell'obbedienza, nutrita dal bisogno che gli uomini hanno di inchinarsi "tutti insieme" a qualcuno, cioè dalla dimensione sociale della religione. Ha evocato la contraffazione del divino mediante le forze che da sempre corteggiano l'"umiltà del male" (come direbbe Franco Cassano): «miracolo, mistero, autorità». E per tutta risposta il Nazareno bacia le sue labbra esangui, di un bacio che brucia l'anima del vecchio e lo induce ad aprirgli la porta della libertà. Perché? Aprendo l'ultimo libro di Vito Mancuso – Obbedienza e libertà – troviamo una risposta nuova…
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24/04/2012
Mancuso: “Anche la disobbedienza può rinnovare la Chiesa”
Intervista a tutto campo con il teologo più famoso d’Italia. Che, nonostante le critiche al magistero, continua a considerarsi cattolico
alessandro speciale, http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-i...
roma 21.4.12
C'è chi lo chiama eretico, chi dice semplicemente che dovrebbe smettere di dirsi cattolico e di tirare in ballo la Chiesa cattolica nei suoi libri e nella sua teologia; ma Vito Mancuso, malgrado il dissenso dal magistero e le critiche aspre a Benedetto XVI e alla linea del suo pontificato, continua a considerarsi un figlio della Chiesa.
Nel suo ultimo libro, “Obbedienza e liberta'” (Fazi Editore, 2012, 202 pagg., 15 €) il teologo propone un programma di radicale riforma della dottrina cattolica – perché a volte e' indispensabile usare il “bisturi” se si vuole “impedire la morte del malato”. Vatican Insider gli ha chiesto di confrontarsi con alcuni aspetto del pontificato e degli insegnamenti di Benedetto XVI.
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21/04/2012
Al servizio della storia. A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II
un articolo di Rosario Giuè pubblicato sul numero in edicola di "Mosaico di pace", rivista mensile diretta da Alex Zanotelli, promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello.
A cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II si può lavorare per una nuova responsabilità della Chiesa italiana nel Paese?
Da tempo la credibilità della Chiesa italiana non trova molta accoglienza nell’opinione pubblica, specialmente tra i giovani. Provate a parlare con i giovani e chiedete loro cosa pensano della Chiesa. Sempre più spesso l’istituzione ecclesiale è vista da molti come un potere temporale, un potere mondano come tanti altri. E se nel corpo ecclesiale vi sono numerosissimi esempi (anche tra i vescovi) di dedizione e di apertura agli altri e alle altre, di disinteressato impegno, di testimonianza con povertà di mezzi. Se nei Paesi e nelle città vi sono uomini e donne che si spendono ogni giorno al servizio della dignità delle persone, spinti dalla causa del Vangelo; se nelle città numerosi cattolici sono impegnati nella ricerca di verità e giustizia; se non sono poche le comunità cristiane che cercano un nuovo linguaggio adatto ai tempi mutati e alle nuove sensibilità e propongono un’essenza della fede liberata da incrostazioni culturali e storiche non più presentabili; se tutto ciò è vero, contemporaneamente a molti l’istituzione ecclesiale, in Italia, appare come un pachiderma che non sposa la causa dell’uomo ma la causa di sé stessa. Per non poche persone sensibili e attente alla presenza dei cristiani nel Paese l’istituzione ecclesiale appare, dispiace rilevarlo, non come chi si schiera dalla parte dell’umano in cammino, ma come chi si schiera dalla parte di se stessa. A costoro l’istituzione ecclesiastica italiana appare come se vivesse in un altro mondo, un mondo avulso dalla corrente della vita di tutti i giorni. Sembra muta quando dovrebbe parlare, e molto agitata quando non dovrebbe esserlo.
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20/04/2012
I 50 anni del Concilio Vaticano II: un dono di Dio, non compreso da conservatori e progressisti (Piero Gheddo)
I 50 anni del Concilio Vaticano II: un dono di Dio, non compreso da conservatori e progressisti
di Piero Gheddo
Un testimone diretto del Concilio sottolinea l'opera positiva dell'assise ecumenica nel potenziare la missione della Chiesa nel mondo. Le interpretazioni tradizionaliste e progressiste, emerse da subito, non intaccano il suo valore e la sua importanza per oggi.
Milano (AsiaNews)
Il Concilio Vaticano II compie quest'anni 50 anni. La prima sessione si è aperta l'11 ottobre 1962. In occasione di questo anniversario, proprio a partire dall'ottobre prossimo, Benedetto XVI ha lanciato l'idea dell'Anno della Fede, in cui ricomprendere il cuore della fede della Chiesa cattolica, spesso svilito, parcellizzato o ignorato dal mondo, ma anche dai cristiani. Il Vaticano II ha avuto un'importanza capitale nel rimettere in gioco la fede nella società contemporanea, anche se diverse - e opposte interpretazioni - rischiano di azzoppare la sua eredità e il suo valore. In questo anno AsiaNews presenterà diverse testimonianze sul significato del Concilio. E iniziamo presentando qui un breve scritto di p. Piero Gheddo.
Ci sono amici che leggono i Blog e poi mi scrivono una Mail al mio indirizzo: gheddo.piero@pime.org. Da Torino Claudio Dalla Costa: "Caro padre Piero, leggo sempre con piacere i suoi Blog e in modo particolare ciò che scrive su padre Clemente Vismara, una figura davvero stupenda. Lei dovrebbe scrivere un articolo sull'importanza del Concilio Vaticano II e sui suoi cambiamenti benefici rispetto a tante realtà preconciliari. Troppe persone con una visione integralista della fede cercano di mettere in cattiva luce questo Concilio, andando contro il Magistero degli ultimi cinque Papi. E' un periodo di grande confusione nella Chiesa e lo scontro tra progressisti e conservatori rischia di mettere in secondo piano l'importanza di un evento che ha segnato la storia della Chiesa contemporanea. Grazie e cordiali saluti".
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13/04/2012
Paradiso. Tutti insieme beatamente
di Giacomo Canobbio,
AVVENIRE di domenica 8 aprile 2012
Da qualche tempo il tema della felicità sembra tornato al centro dell’interesse non solo della gente comune, che compra e legge con avidità i «manuali» che pretendono di insegnare a vivere felici, ma pure del pensiero filosofico. Può sembrare strano che in un tempo segnato dalle passioni tristi, dalla rinuncia a mete troppo alte per la vita umana, si torni a parlare di felicità. Potrebbe essere sintomo di un bisogno insopprimibile che connota gli esseri umani, insaziabili cercatori di pienezza, che germinalmente si intuisce dovrebbe essere valicamento dei confini . La pienezza non si configura poi come semplice immortalità, benché il superamento della morte sia la condizione fondamentale per poter accedere alla pienezza. In tal senso l’affermazione della immortalità non è ancora affermazione escatologica, bensì antropologica: dice soltanto la condizione strutturale degli umani in rapporto agli altri animali , ma non dice il destino dei medesimi umani. Questo è disposto da Dio in corrispondenza al desiderio che egli stesso ha immesso nel cuore umano di raggiungere la beatitudine.
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08/04/2012
Quando Dio va all'inferno. Teologia del Triduo Pasquale secondo H.U von Balthasar
di Robert Cheaib
ROMA, mercoledì 4 aprile 2012 (ZENIT.org). - È possibile pensare che la morte abbia tenuto nelle sue grinfie la Vita? Si può parlare di Dio dentro l’assenza di Dio? – È legittimo parlarne se si va oltre l’idea di un dio che si tiene alla larga da tutto quanto che turba la sua impassibilità, per aprirsi al Dio della rivelazione cristiana, il Dio dell’eros manichon, dell’amore folle di cui parla Nicholas Cabasilas, il quale svuota se stesso in Cristo ed esprime la sua solidarietà con coloro che vivono nella lontananza da Dio.
In un saggio del 1969, parso per la prima volta nell’autorevole dogmatica cattolica «Mysterium Salutis», Hans Urs von Balthasar – «l’uomo più colto del XX secolo», come l’ha definito Henri de Lubac – affronta le questioni spinose annesse al triduo pasquale che non si riassume, a rigor di termini, soltanto nella morte e risurrezione di Cristo, ma che include quel «silenzio» scomodo del sabato santo. Seppure siano passati un po’ di decenni, il libro è un classico che mantiene una grande attualità e costituisce un ottimo compagno di meditazione e riflessione per la settimana santa. È lodevole, pertanto, l’iniziativa dell’Editrice Queriniana che ne offre una nuova edizione per accompagnare i nostri passi verso la gioia pasquale.
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27/03/2012
San Basilio e la fede nello Spirito Santo
Terza predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 marzo 2012 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della terza predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., predicatore della Casa Pontificia, tenuta questa mattina nella Cappella “Redemptoris Mater” in Vaticano.
***
1. La fede termina alle cose
Il filosofo Edmund Husserl ha riassunto il programma della sua fenomenologia nel motto: Zu den Sachen selbst!, alle cose stesse, alle cose come sono in realtà, prima della loro concettualizzazione e formulazione. Un altro filosofo venuto dopo di lui, Sartre, dice che “le parole e, con esse, il significato delle cose e i modi del loro uso” non sono che “ i tenui segni di riconoscimento che gli uomini hanno tracciato sulla loro superficie”: bisogna oltrepassarli per avere la rivelazione improvvisa, che lascia senza fiato, della “esistenza” delle cose1.
San Tommaso d’Aquino aveva formulato molto prima un principio analogo in riferimento alle cose o agli oggetti della fede: “Fides non terminatur ad enunciabile, sed ad rem”: la fede non termina negli enunciati, ma alla realtà2. I Padri della Chiesa sono modelli insuperati di questa fede che non si ferma alle formule, ma va alla realtà. Passata la stagione d’oro dei grandi padri e dottori, si assiste quasi subito a quello che uno studioso dei pensiero patristico definisce “il trionfo del formalismo”3. Concetti e termini, come sostanza, persona, ipostasi, sono analizzati e studiati per se stessi, senza il costante riferimento alla realtà che con essi gli artefici del dogma avevano cercato di esprimere.
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